martedì 29 marzo 2011

CLASSIFICA DEI POLITICI E IMPRENDITORI PIU' RICCHI D'ITALIA

Classifica degli uomini più ricchi d'Italia 2011

(Che usufruiscono della ricchezza prodotta prodotta dal lavoro altrui.)
Annualmente la rivista statunitense Forbes pubblica una classifica degli uomini più ricchi del mondo. Pubblichiamo qui la classifica degli imprenditori, lavoratori e politici italiani più ricchi. Non abbiamo i dati di quanto guadagnano precari e disoccupati.


CLASSIFICA

NOME

RICCHEZZA
IN MILIARDI DI DOLLARI


POSIZIONE NEL MONDO

DA ATTIVITA'

1
Michele Ferrero & famiglia
18
32
Ferrero
2
Leonardo Del Vecchio
11
71
Luxottica
3
Silvio Berlusconi & famiglia
7,8
118
Fininvest
4
Giorgio Armani
7
136
Giorgio Armani S.p.A.
5
Carlo, Giuliana, Gilberto e Luciano Benetton
2,4 (ciascuno)
488
Edizione HoldingSintonia
6
Mario Moretti Polegato
2,3
512
Geox
7
Ennio Doris & famiglia
1,5
833
Mediolanum
8
Francesco Gaetano Caltagirone
1,5
833
Caltagirone S.p.a
9
Stefano Pessina
1,4
879
Alliance Boots
10
Diego Della Valle
1,3
937
Tod's
11
Andrea Della Valle
1,2
993
Tod'sACF Fiorentina

Produttori di ricchezza ed ex

Sotto classifica
Nome
Ricchezza
Media Italiana in euro
Da attività
-11
Impiegati
---------------
8.400 – 18.000
Da lavoro dipendente
-12
Operai
--------------
4.800 – 15.300
Da lavoro dipendente
-13
Pensionati
-------------
4.800-14.400
-----------------
-14
precari
-------------
----------
Pesano sulla pensione o salario di famiglia
-15
Disoccupati
--------------
0
Pesano sulla pensione o salario di famiglia


Commercianti




Dalla popolazione


Liberi professionisti




Attività varie
Furti e rapine


Spacciatori




Drogati


Contrabandieri




Attività illecite


Attività illegali




Estorsioni, lavoro in nero
  • Non sono considerate pensioni d'oro e privilegiate.
  • Il nome dell'uomo più ricco del parlamento italiano: è quello di Silvio Berlusconi, che secondo le dichiarazioni patrimoniali consultabili alla Camera e al Senato nel 2010 ha dichiarato quasi 41 milioni di euro (40,8 a essere precisi). Il 77% in più rispetto all'anno precedente, quando l'imponibile era di "soli" 23.057.981 euro. Il Berlusca ha più che raddoppiato la sua ricchezza, mentre ceto medio e proletari sono alla miseia.
  • Queste sono indicazioni dichiarate, non sono considerate eventuali attività e proprietà intestate a parenti e amici.
    Non si e in grado di calcolare eventuali guadagni extra, evasioni, ricchezze non dichiarate.
Il premier è tra i pochi italiani che compaiono nella classifica di Forbes dei più ricchi del pianeta: grazie al patrimonio complessivo della sua famiglia, conquista il 118esimo posto è però 14esimo tra i più potenti del mondo.
I REDDITI DICHIARATI NEL 2010 DAGLI ALTRI PARLAMENTARI ( Non sono verificabili se quanto dichiarato corrisponde effettivamente agli introiti reali)
Ministri
    Ignazio La Russa - Difesa, 374.461 mila euro;
    Giulio Tremonti - Economia, 301.918 mila euro (quasi decuplicato rispetto a quelle dell'anno precedente quando l'imponibile è risultata di neanche 40.000 euro);
    Renato Brunetta -P.A., 300.894;
    Ferruccio Fazio (Salute), 256.811 euro (ministro non parlamentare);
    Franco Frattini - Esteri, 237.219 mila euro;
    Francesco Saverio Romano - Agricoltura, 236.295 euro;
    Stefania Prestigiacomo - Ambiente, 222.911 euro;
    Altero Matteoli - Infrastrutture, 183.648 euro;
    Raffaele Fitto - Rapporti con le regioni, 179.787 euro;
    Mariastella Gelmini - Istruzione, 176.981 euro;
    Roberto Calderoli - Semplificazione, 174.850 euro;
    Michela Vittoria Brambilla - Turismo, 173.818 euro;
    Maurizio Sacconi - Lavoro, 172.394 euro;
    Gianfranco Rotondi - Attuazione del Programma, 172.061 euro;
    Roberto Maroni - Interno, 170.711 euro;
    Angelino Alfano - Giustizia, 168.318 euro;
    Elio Vito - Rapporti col Parlamento, 169.432 euro;
    Umberto Bossi - Riforme, 167.957 euro;
    Giorgia Meloni - Gioventù, 165.941 euro;
    Mara Carfagna - Pari Opportunità, 165.849 euro;
    Paolo Romani - Sviluppo Economico, 161.911 euro;
    Giancarlo Galan - Cultura, 149.938 euro.
Gli Altri parlamentari
    Gianfranco Fini (anche presidente della Camera) - Fli, 186.563 euro;
    Francesco Rutelli - Api, 182.159 euro;
    Antonio Di Pietro - Idv, 176.885 euro;
    Pier Luigi Bersani - Pd, 137.013 euro;
    Maurizio Gasparri - Pdl, 107.740 euro;
    Pier Ferdinando Casini -Udc, 106.063 euro.
I Sottosegretari
    Guido Bertolaso (ex sottosegretario alla Protezione civile), 860.195 euro;
    Daniela Santanchè, 642.517 euro;
    Gianni Letta, 342.310 euro;
    Sonia Viale, 63.313 euro.
Gli avvocati che difendono il premier
    Niccolò Ghedini, 1.297.118 euro;
    Piero Longo, 530.847 euro.
Giulia Bongiorno, deputato del Fli che ha seguito, tra l'altro, i processi di Giulio Andreotti e anche alcune questioni legali di Gianfranco Fini, con 2.048.397 euro dichiarati nel 2010
Maurizio Paniz del Pdl, che e' stato relatore di maggioranza nella Giunta per le autorizzazioni della Camera sul conflitto di attribuzioni sul Rubygate e che segue, sempre da relatore di maggioranza, il processo breve. Il suo imponibile risulta di 1.765.878 euro.
Antonio Angelucci del Pdl (6.180.699 euro) e Giuseppe Consolo di Fli (2.308.103 euro). Tra loro anche Bongiorno, Paniz e Ghedini. Luca Barbareschi - attualmente nel gruppo misto - nel 2009 aveva un imponibile pari a 703.127 euro.
Umberto Veronesi, dimessosi il 22 febbraio (Pd) con 1.364.720 euro; Alfredo Messina (Pdl) con 1.293.842 euro e
Raffaele Ranucci (Pdl) con 1.264.675 euro.
Giuseppe Ciarrapico (904.410 euro), 
Carlo Azelio Ciampi (717.122 euro)
Marcello dell'Utri - Pdl (580.685 euro).

E come se non bastasse a puro titolo indicativo citiamo qualche esempio.

Le famiglie e le persone che oggi si leccano la “sardina appesa al muro per sopravvivere”, oltre a ad avere un reddito da fame, i più fortunati, perchè poi ci sono i cassintegrati, quelli in mobilità, i precari, i disoccupati i quali devono affrontare delle spese di cui i politici sono invece dei privilegiati ed esenti da certe spese, tipo: auto- benzina, assicurazione, riparazione, bollo, usura, eccetera. I politici usufruiscono delle auto blu.

Canone televisivo, loro non lo pagano, provate a non pagarlo voi.

Affitto sempre più salato, hai politici vengono affittati alloggi anche grandi a prezzi più che popolari, oltre quelli che gli vengono regalati a loro insaputa.

Loro possono usufruire dei mezzi pubblici e non a-gratis. Tipo aereo, ferrovie, ecc. provate voi a non pagare il biglietto del tram.

Solo queste tre voci pesano enormemente sul bilancio familiare, spese che i politici e loro amici non hanno.



Conferma dell'OCSE
I salari italiani tra i più bassi dei Paesi industrializzati
Al 23° posto dopo quelli di Spagna e Grecia. I lavoratori e i pensionati italiani tra i più tartassati
L'aumento dei salari e delle pensioni è una priorità
Lo sanno anche i sassi, non c'è ormai più nessuno che osa negarlo senza cadere nel ridicolo: i salari dei lavoratori italiani sono tra i più bassi nei Paesi non solo europei ma del mondo più sviluppato. Ogni anno che passa aumenta la differenza di trattamento rispetto a quanto percepiscono i loro colleghi statunitensi, tedeschi francesi, britannici e via elencando. Un fenomeno che riguarda anche i livelli delle pensioni. Un altro dato strettamente collegato riguarda la pressione fiscale: i lavoratori e i pensionati italiani sono tra i più tartassati. A ciò si aggiunga che nel nostro Paese si registrano livelli alti e in crescendo di disoccupazione, di lavoro precario e sommerso. Inevitabile perciò, in conseguenza di tutto ciò, e in assenza di provvedimenti da parte del governo, la crescita esponenziale delle povertà.
Una conferma di questa deprecabile e intollerabile situazione, l'ennesima, ci viene dall'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, cui sono associati i 30 Paesi più sviluppati) che a tal proposito segnala il seguente dato scioccante: l'Italia per stipendi si colloca al 23° posto dei Paesi Ocse con guadagni inferiori del 16,5% rispetto alla media dei trenta Paesi che fanno parte dell'organizzazione con sede a Parigi. I dati del rapporto 
Taxin Vages sono relativi al 2009. Ma se il confronto è con i salari dei principali Paesi europei la distanza si allarga notevolmente: il lavoratore italiano riceve un compenso salariale inferiore del 44% rispetto al dipendente inglese, guadagna il 32% in meno di quello irlandese, il 28% in meno di quello tedesco, il 19% in meno di quello greco, il 18% in meno del francese e -14% dello spagnolo.
L'Italia vanta, contestualmente, una pressione fiscale sulle retribuzioni tra le più elevate. Infatti, il peso di tasse e contributi, il cosiddetto "cuneo fiscale" che calcola la differenza tra quanto pagato da datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca al lavoratore, è in Italia al 46, 5%. Nella classifica dei Paesi Ocse, aggiornata al 2009, il nostro Paese è al sesto posto per peso fiscale sugli stipendi, dopo Belgio (55,2%), Ungheria (54,3%), Germania (50,9%), Francia (49,2%) Austria (47,9%).
Quadro drammaticoUn'indagine della Cgil, resa pubblica di recente, ribadisce una volta di più che in Italia i salari dei lavoratori sono troppo bassi, anche a seguito delle tasse che invece sono troppo alte, e tutto ciò crea pesanti difficoltà di sopravvivenza. Risulta che l'80% dei lavoratori percepisce una busta paga sotto i 1.500 euro: il salario medio è di 1.320 euro; ma se consideriamo gli operai, anche quelli specializzati, si arriva a malapena a mille euro. L'indagine sottolinea che, in questo quadro, il 16% non ha i soldi per arrivare alla quarta settimana, il 26% fa sacrifici per far quadrare i conti, il 9% riesce a farcela perché vive ancora in famiglia d'origine, il 25% ce la fa perché gli stipendi in famiglia sono due. Solo per il 24% il proprio stipendio risulta sufficiente. Ancora più drammatici i dati di sussistenza relativi ai nuovi disoccupati: il 66% degli interpellati ha dichiarato di non essere in grado di mantenere la propria famiglia.
Da noi, più che negli altri Paesi, la questione salariale si intreccia fortemente con la questione fiscale nel senso che: la pressione fiscale è esageratamente alta ed esosa sui salari e sugli stipendi del lavoro dipendente (ma è lo stesso per le pensioni); non solo, il fisco in Italia, a causa del 
fiscal-drag (ossia il drenaggio fiscale che agisce sugli aumenti nominali del reddito), in assenza di un meccanismo di adeguamento automatico, contribuisce non poco a ridurre il potere d'acquisto di salari e pensioni. Secondo un'analisi di parte sindacale, dal 1980 ad oggi la pressione fiscale è aumentata del 12,5% a carico dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, principalmente a causa della mancata restituzione del drenaggio fiscale, solo tra il 2002 e il 2008 ha causato una perdita di 1.182 euro.
Un altro dato che deve far riflettere è questo: tra il 2002 e il 2009 il reddito disponibile delle famiglie con a capo un imprenditore o un libero professionista è aumentato di 16.407 euro. Mentre per gli impiegati è sceso di 2.097 euro e per gli operai di 1.848 euro. Il fatto è che lavoratori dipendenti e pensionati, essendo il loro reddito tassato alla fonte, sono gli unici a pagare con certezza le tasse, mentre gli altri soggetti eludono ed evadono a piene mani.
Il paradosso è che in Italia, accanto ai più alti di livelli di pressione fiscale (per chi li paga, cioè lavoratori e pensionati), ci sono le più alte percentuali di evasione fiscale (per chi la può praticare, ossia i padroni, i liberi professionisti e i possessori di patrimoni e di ricchezze). Basti dire che delle 800 mila società di capitali attive, l'81% dichiara redditi negativi e dunque non versa le imposte. Nell'Italia capitalistica, l'evasione fiscale è quasi il doppio rispetto a quella registrata in Francia, Germania e Inghilterra; mentre è quasi quattro volte quella presente in Austria, Irlanda e Olanda. Il sommerso è superiore al 60% alla media dei paesi Ocse: si tratta di 3,4 milioni di lavoratrici e lavoratori irregolari su cui le imprese non pagano tasse e contributi. Stime autorevoli calcolano che l'economia a "nero" raggiunge strutturalmente nel nostro Paese il 24% del PIL (Prodotto interno lordo). Il mancato gettito complessivo ammonta a ben 100-120 miliardi di euro l'anno, derivanti da 300 miliardi di imponibile non dichiarato, quasi un quinto del PIL.
Le colpe del governo BerlusconiIl governo del neoduce Berlusconi non ha fatto nulla per modificare questa situazione fiscale profondamente ingiusta e illegale nei confronti dei lavoratori e dei pensionati. Tutti i provvedimenti che ha preso sono andati nella direzione opposta per favorire ulteriormente i ceti ricchi e ricchissimi, gli evasori e le mafie. Vedi i condoni fiscali e lo "scudo fiscale" per il rientro anonimo dei capitali esportati illegalmente all'estero, senza sanzioni e con un'aliquota ridicola. Vedi la cancellazione di quelle poche misure antievasione assunte dal governo Prodi. Per non dire del proposito, non ancora attuato, di controriformare ancora l'Irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche) riducendo le attuali aliquote di pressione fiscale da cinque a due: la prima al 23%, la seconda al 33%: una controriforma iper-liberista, questa, che cancellerebbe di fatto il metodo progressivo di prelievo fiscale sulla base del principio "chi più ha più deve contribuire". C'è anzi il rischio concreto che il ministro per l'economia Tremonti, col pretesto della crisi finanziaria, del debito pubblico da contenere vari a breve delle misure finanziarie di "lacrime e sangue", sull'esempio di quanto attuato dal governo greco, con gravi conseguenze per i salari dei lavoratori.
Innegabili e pesanti le responsabilità dei sindacati confederali, di Cisl e Uil certamente, schiacciati come sono sulle posizioni del governo e della Confindustria. Ma anche della Cgil, essendo stata uno degli attori principali della "politica dei redditi" portata avanti almeno fino al 22 gennaio del 2009, data in cui governo, Confindustria e i sindacati di Bonanni e Angeletti firmarono l'accordo per il nuovo modello contrattuale padronale e corporativo. I rinnovi dei contratti di lavoro che ne sono derivati hanno prodotto aumenti salariali miseri per giunta diluiti in tre anni.
A onor del vero va detto che la Cgil, da gennaio di quest'anno ha presentato al governo una piattaforma rivendicativa sul fisco e lanciato una campagna di sensibilizzazione. Promuovendo anche, nel marzo scorso, uno sciopero generale di 4 ore, arrogantemente ignorato dal governo. Queste le richieste della Cgil in sintesi: la revisione della struttura dell'Irpef che preveda un aumento delle detrazioni per redditi da lavoro dipendente e da pensioni per almeno 500 euro; la riduzione della prima aliquota dal 23 al 20% per favorire i redditi medio-bassi e della terza aliquota dal 38 al 36%; la costituzione di uno strumento di sostegno unico per le famiglie; un bonus fiscale per coloro che non sono in grado di usufruire delle detrazioni. Inoltre, misure per il recupero dell'evasione fiscale, una nuova imposta sulle grandi ricchezze, un'aliquota sulle rendite finanziarie al 20%.
Una cosa è certa. La lotta per aumentare salari e pensioni, unita alla lotta per conseguenti modifiche dell'Irpef e contro l'evasione fiscale, unita alla lotta contro il lavoro precario e sommerso è una priorità ineludibile. Da imporre a governo e padronato anche con lo sciopero generale e manifestazioni di piazza. Dove prendere i soldi necessari? Si colpiscano i grandi evasori! Si incominci a recuperare i 60 miliardi di euro che ogni anno si mangia la corruzione!

19 maggio 2010



FONTE: OCSE, PMLI, CSR ART.

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